Sci & Snowboard - le regole per arrivare al meglio sulle piste e non farsi male

09-12-2009
Didattica

Qualcuna ha già aperto, altre stanno per farlo, l’8 dicembre arriveranno tutte. Le stazioni sciistiche sono pronte a partire, e non solo perché la tradizione vuole l’Immacolata come giorno ufficiale d’inizio stagione. La neve, che finora si è fatta attendere, dalla prossima settimana ricoprirà le piste: parola dei meteorologi. Una buona notizia per quelli che non vivono senza sci ai piedi, impegnati da un lato a pensare a nuovi attacchi e scarponi, dall’altro a fare scongiuri. Scaramanzie necessarie per limitare eventuali errori di previsioni degli analisti del tempo, ma soprattutto per non finire, nel bel mezzo della prima discesa, nella lunga lista degli infortunati della domenica.

La fortuna non basta
Ogni anno praticano gli sport invernali due milioni e trecento mila persone - i dati sono del rapporto Simon, sistema di sorveglianza degli incidenti in montagna attivato dal reparto ambiente e traumi dell’istituto superiore di Sanità - e a subire un trauma sono circa 35 mila, mille in modo piuttosto grave. Eppure, «a parte un’imperscrutabile dose di fortuna, per non farsi male basta seguire tre regole d’oro – spiega Herbert Schoenhuber, responsabile del Centro di traumatologia dello sport e chirurgia artroscopica dell’Irccs Galeazzi di Milano, e presidente della commissione medica della Federazione italiana sport invernali –.

Primo: allenarsi a casa o in palestra durante la settimana e scaldarsi i muscoli prima di scendere in pista. Secondo: fare una colazione abbondante e mangiar sano durante la discesa. Terzo: quando si è sufficientemente stanchi da dire a se stessi o alla comitiva “facciamo l’ultima sciata della giornata”, meglio rinunciare. Gran parte degli incidenti avvengono proprio in quel momento: poco dopo la dichiarazione di resa». Da evitare, è ovvio, l’eccessiva velocità: «Sciare con prudenza significa raggiungere un angolo di visuale di 80 gradi. Velocità e spericolatezza lo riducono a 30 e quindi aumentano la possibilità di incidenti».

La presciistica fai da te
In ogni palestra ci sono istruttori per una preparazione presciistica, ma chi durante la settimana non ha tempo – o mezzi economici – per frequentarli allora può contare su piegamenti e addominali: «Senza trascurare però un certo allenamento alla muscolatura del bacino – continua Schoenhuber – oggi per sciare si usano i “carving” che hanno un profilo molto curvo e guidano il corpo come su due binari. Per correggere eventuali errori è importante far leva sulla parte alta delle gambe, se si fa forza sul ginocchio saltano i legamenti». E infatti, non a caso, la lesione tipica è la distorsione delle articolazioni delle gambe: la maggior parte, più del 20 per cento, è a carico del ginocchio. Esatto opposto, invece, per lo snowboard: in caso di caduta ad avere la peggio sono tronco e braccia. Casi comunque più rari, gli incidenti sulla tavola sono il 20 %.

Evitare i danni
Il modo più facile per evitare danni seri, in caso di perdita di equilibrio, è lasciarsi andare: «Se non puoi star su allora lasciati cadere» è il consiglio dei maestri di sci che in più, per ridurre i rischi e godersi una giornata sulla neve, spiegano quanto sia importante indossare degli scarponi già caldi, al mattino («Mai portarli nel bagagliaio dell’auto, al freddo») e di curare l’alimentazione.

«Lo sci alpino è uno sport di grande sollecitazione muscolare – spiega Giorgio Calabrese, dietologo e vicepresidente dell'Istituto nazionale di Ricerca per gli alimenti e la nutrizione – occorre quindi una colazione dove abbondino i carboidrati che forniscono zuccheri e quindi energia, poi una buona dose di calcio, contenuto nel latte o nello yogurt, e soprattutto tanta frutta». E per smorzare le iniziative di sportivi golosi in cerca d’alibi, Calabrese aggiunge: «Facendo delle pause, durante la discesa, è buona abitudine mangiare una mela e bere della spremuta d’arancia, alimenti ricchi di antiossidanti che corroborano il fisico e dissetano. La barretta di cioccolato? Meglio lasciarla a casa».

fonte: www.lastampa.it

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