Origini del Surf

12-10-2006
Didattica

Non è certo quando i Polinesiani iniziarono a praticare il surf, ma alcuni canti Hawaiani del quindicesimo secolo dimostrano che già allora si tenevano perfino delle competizioni, durante le quali si sfidavano Re e capi di alto rango sociale, mettendo in gioco il loro onore. Il primo europeo che osservò e descrisse questo sport fu James Cook, che nel dicembre 1777 vide un indigeno di Tahiti farsi trasportare da un’onda su una canoa. Nel suo diario di bordo Cook scrisse: "Mentre osservavo quell'indigeno penetrare su una piccola canoa le lunghe onde a largo di Matavai Point, non potevo fare a meno di concludere che quell'uomo provasse la più sublime delle emozioni nel sentirsi trascinare con tale velocità dal mare". L'anno successivo, approdando ad Hawaii, Cook vide finalmente degli uomini scivolare sull'acqua in piedi su delle tavole da surf; che al tempo erano lunghe circa cinque metri e mezzo e pesanti intorno ai settanta chili.

I Re hawaiani sostenevano di essere i più abili nella pratica del surf e cavalcare le onde sulle tavole era riservato a loro. Le persone comuni che surfavano, usavano le canoe, ma in base alla loro abilità e resistenza fisica, potevano godere di speciali privilegi nelle cerchie reali, e a volte guadagnare lo status di "capi". Il surf serviva ai Re hawaiani anche per mantenere la forma fisica richiesta per la loro posizione sociale; ed avevano shapers e spiagge personali in cui surfavano soltanto con altri della stessa classe sociale. L’importanza dello spirito del surf subì un forte declino durante il diciannovesimo secolo, in parte perché i missionari cristiani scoraggiarono la pratica di questo sport, ritenendolo una distrazione nociva, ma soprattutto perché alle Hawaii nel 1819, contemporaneamente alla fine del sistema sociale Kapu, venne interrotto il Makahiki, una festa annuale della durata di 3 mesi (da metà ottobre a metà gennaio) dove all'arrivo delle grandi onde invernali gli hawaiani fermavano ogni lavoro ed altra attività ed iniziavano a vivere un periodo di grande festa con musica, danze, canti e tornei di tutti gli sport hawaiani incluso il surf. Tale declino continuò con le restrizioni della nuova religione, dalla stessa attrazione degli hawaiani per le nuove culture con cui entravano in contatto, dal sempre minor tempo libero dovuto ai nuovi sistemi lavorativi, ma soprattutto dall'arrivo, con i colonizzatori, di malattie alle quali gli indigeni non erano preparati, che decimarono la popolazione. Verso la fine del diciannovesimo secolo il surf ebbe una leggera e breve ripresa durante il regno del Re Kalakaua (1874-1891), il quale si batté per recuperare tutto ciò che caratterizzava l'antica cultura hawaiana, incoraggiandone ogni forma d'espressione. A questo periodo, precisamente al 1885, risale il "battesimo" del surf sulla costa americana, dove alcuni Hawaiani che frequentavano una scuola militare in California,si costruirono delle tavole di sequoia e surfarono le onde alla foce del fiume San Lorenzo davanti ad un pubblico meravigliato ed affascinato dalla loro abilità, che fece scoccare la passione per questo sport anche sul continente.Alla fine degli anni venti le Hawaii iniziarono ad essere frequentate dai pochi turisti che potevano permettersi il viaggio. In quel periodo Rabbi Kekay segnò un passo storico per il surf,

inventando un nuovo stile chiamato “hot dogging”: dopo aver imparato su pesantissime tavole di legno lunghe cinque metri, iniziò ad usare tavole di koa lunghe poco meno di due metri, simmetriche in nose e tail. Con quelle si riusciva ad effettuare manovre più strette e si poteva finalmente seguire la parete dell’onda. Osservando il suo stile, il resto dei surfisti imparò ad effettuare il bottom turn e altre manovre agilmente. Negli anni trenta gente proveniente da tutte le parti del mondo si recava a Waikiki, dove i beach boys erano diventati famosi per la pratica del surf, della canoa hawaiana a bilanciere, e la musica. Fino ad allora, per tanti secoli, gli Hawaiani avevano conservato il surf per loro stessi e soltanto grazie all’avvento del turismo su quest’isola, il mondo poteva conoscere le meraviglie ed il fascino del surf. Con gli anni quaranta e la seconda guerra mondiale il surf subì un nuovo colpo dolente. Con l'ingresso degli Stati Uniti nella guerra le Hawaii furono sottoposte alla legge marziale e le spiagge hawaiane furono invase da milizie e disseminate di filo spinato. Passati questi anni grigi venne l’epoca dorata del surf moderno, che gli americani ricordano come i favolosi anni cinquanta. Grazie alla prosperità del dopoguerra ed al grande passaparola effettuato dai militari che in qualche modo erano passati alle Hawaii, i surfisti invasero onde e spiagge come mai prima. La prima gara internazionale di surf a Makaha, che fu vinta da Rabbit Kekai con una tavola di balsa monopinna fatta da Matt Kivlin, si tenne nel 1956 ed è diventata una tra le manifestazioni internazionali di surf più importanti del mondo. Gran parte dei criteri e delle tecniche di gara del longboard moderno trae origine proprio da questo famoso evento.

L'arte del surf ebbe un fiorente periodo negli anni sessanta, quando furono prodotti decine di film sul surf. Il più famoso fu “The Endless Summer”, che generò e diffuse un’immagine molto positiva di questo sport. Tra gli altri, “Blue Hawaii”, con Elvis Presley, “Ride the Wild Surf”, “The Golden Breed”, “Gidget Goes Hawaiian”, “The Fantastic Plastic Machine”, “For Those Who Think Young”, “Ride The Wild Surf”, “The Big Surf” e molti altri. La popolarità del Surf in questo momento in tutto il mondo era in continua espansione, così come la risonanza che avevano i surf contest. La prima rivista stampata di surf, “Surfing Magazine”, fu fondata proprio nel 1960. Camicette hawaiane e gruppi musicali surf (come Beach Boys, Surfaris, Ventures, ecc.) erano molto popolari e ad Huntington Beach, California, fu svolto il primo surf contest della storia degli Stati Uniti e finalmente, durante gli anni settanta, il surf veniva considerato oltre che uno sport, uno stile di vita.

Oggi il surf è praticato in oltre 500 paesi del mondo e da persone di ogni età e sesso. Il surf è lo sport che ha sparso gente nei mari e negli oceani di tutto il mondo durante i secoli perché nessuna sensazione può essere paragonata a quella che si prova scivolando sull’acqua spinti solo dal movimento di una lunga parete liquida.

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